L’importanza del sistema di coppia
Sott’acqua siamo fuori dal nostro ambiente naturale, ed è quindi necessario prestare maggior attenzione: ordine, responsabilità e senso dei propri limiti sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, assieme al sistema di coppia।
Il compagno non è una compagnia che ci accompagna durante l’immersione per sentirci meno soli e condividere l’esperienza, ma una vero e proprio componente dell’attrezzatura। Per questo è importante che sia a portata di “mano”: se devo comunicare con lui, deve essere abbastanza vicino da poter comprendere i miei segnali manuali। Ma ancora di più, se ho bisogno del suo aiuto, per una anche piccola emergenza, non posso perdere tempo a cercarlo, a vedere se è dietro, o sopra di me.
Se poi la visibilità è ridotta, risulta evidente che anche la distanza tra i due deve essere ridotta, ed adeguata alle condizioni ambientali, ma mai così ridotta da intralciarsi a vicenda. Ma ciò non significa che, in caso di condizioni ottimali, ci si possa allontanare di parecchi metri. Una coppia deve essere efficiente, e qui notiamo la rilevanza della programmazione e del rispetto della stessa. Conoscendo la profondità, direzione, tempi di permanenza e tutti i dettagli dell’immersione, sarà più facile non solo stare vicini, ma accorgersi se qualcosa non va. E non è detto che il “qualcosa” debba accadere a noi: se il compagno ha un problema, quello diventa anche un nostro problema.
Ecco perché è necessario stabilire le procedure di emergenza, quelle per la perdita del compagno. Dal momento che dobbiamo essere autonomi fino a quando lo raggiungiamo, o eliminiamo la fonte di pericolo, è ovvio che vogliamo che ci riservi lo stesso trattamento che pensiamo per lui. E dal momento che sott’acqua la comunicazione è più difficile che in superficie, dobbiamo stabilire a priori ogni segnale, per evitare di tentare di spiegare poi, un problema che potrebbe essere mal interpretato. Il compagno deve essere pronto e preparato, ma anche deciso ed altruista.
È indispensabile la conoscenza della reciproca attrezzatura, per poter eventualmente intervenire con sicurezza, senza peggiorare il problema, e senza perdere tempo prezioso. Ricordiamo poi che la narcosi d’azoto, in alcune immersioni, potrebbe rallentare i tempi di reazione, o disturbare la coordinazione, o far mal interpretare la comunicazione.
Però non sempre il compagno è persona conosciuta, o con la nostra stessa esperienza. A maggior ragione, in questo caso, il rispetto della pianificazione assume importanza fondamentale e permette di instaurare la fiducia necessaria a godersi l’immersione. Può anche essere che invece di una copia si abbia un gruppo. In questo caso bisogna capire come è strutturato, chi è il capogruppo che guida l’immersione, e chi invece lo chiude. Bisogna che il gruppo (o il trio) rimanga compatto e ciascuno riesca a mantenere la propria posizione dando lo spazio necessario a tutti. Se per esempio ci fermiamo ad osservare qualcosa che ha attirato la nostra attenzione, dobbiamo comunicarlo per non perdere il compagno o il gruppo. Lo stesso se intendiamo variare la quota, sia verso il basso, che verso l’alto, rispetto a quella programmata.
Infine, ricordiamo una regola fondamentale in caso di perdita del proprio compagno: lo si cerca un minuto e poi, si lancia il pedagno e si risale. Se tutti rispettano questa semplice procedura ci si ritroverà in superficie.